UN PULEDRO EGOISTA

di Alma C.

 

C’era una volta un meraviglioso allevamento di mucche, in Valle d’Aosta, a Lillianes. Le bestie vivevano tutto l’anno in montagna, immerse in una natura incontaminata: pascolavano libere in mezzo ai fiori d’estate ed alla neve immacolata d’inverno.

I pastori le amavano molto e le rispettavano : le tenevano pulite, le portavano al pascolo tutti i giorni, tra le erbe di alta quota, sui pendii scoscesi delle montagna, d’inverno davano loro del buon fieno e le ricoveravano, la notte, in una stalla calda ed accogliente.

Poiché i padroni avevano parecchi bambini, e tutti amavano gli animali, nella stalla, insieme alle mucche, erano tenute tante altre bestiole : pecore, montoni, capre, coniglietti, una coppia di asinelli. Questi ultimi, Roddy e Banbye, erano molto belli, di una razza divenuta, ohimè, molto rara : di piccola taglia, con pelo corto e lucido, il musetto chiaro e lo sguardo molto intelligente.

I due asinelli, d’inverno, passavano il tempo a bighellonare, ma d’estate venivano utilizzati per il trasporto del latte dalla baita di alta montagna fino alla valle, mentre al ritorno trasportavano pesanti gerle con la spesa per i pastori ed a fine stagione si occupavano del trasbordo dei formaggi d’alpeggio dall’alpeggio alle dispense dei padroni.

Tutte le bestiole della fattoria vivevano molto in armonia tra loro, erano affiatate e si volevano molto bene. Regnava una gran pace, tra quelle montagne, e tutti ne godevano, uomini ed animali.

Roddy e Banbye si amavano teneramente, ed un giorno decisero di fare un piccino. L’attesa fu lunghissima per i genitori, che non vedevano l’ora di conoscere il loro puledrino e di vederne il musetto. Quando nacque, Palla di Neve era una femminuccia, tutta bianca, con la punta del muso grigiolina e gli occhietti tenerissimi, due piccole orecchie già dritte e fiere. Era così carina che sembrava un peluche. Mamma e papà erano molto felici ed orgogliosi ; vennero contadini ed animali da tutta la valle, per ammirare l’ultima arrivata della fattoria, che succhiava energicamente le mammelle della mamma e cresceva a vista d’occhi, grazie al suo latte, nutriente, grasso e profumato di fiori. L’estate trascorreva allegramente e tutti erano felici.

Ma stava per accadere una terribile disgrazia. Mamma asinella, Banbye, durante l’allattamento, contrasse una terribile malattia ; si era così indebolita, che non riusciva più a stare in piedi. Perdeva forze di giorno in giorno ed il padrone, Tomaso, preoccupato, mandò a chiamare il veterinario del paese.

Questi venne, la visitò, ma non sapeva cosa dire : il caso era gravissimo, non sapeva se l’asinella ce l’avrebbe fatta. Le fece delle analisi, per avere un quadro clinico più preciso, e disse che sarebbe tornato di lì a pochi giorni, col risultato e delle cure appropriate. L’asinella era ormai pelle ed ossa, non riusciva neanche più a mangiare. Tanto meno non riusciva più ad allattare Palla di Neve.

Quando tornò a visitarla, il veterinario ribadì che la malattia era gravissima e prescrisse delle medicine assai forti, che sarebbero state molto pericolose se ingerite da Palla di Neve. Per cui ordinò di sospendere l’allattamento e di svezzare la piccola asinella con dei biberon di latte di vacca e dei pastoni di avena frullati.

Banbye, dopo qualche giorno di cura, non fu più in pericolo di vita, ma doveva continuare le fortissime medicine ancora per venti giorni almeno. Enormi problemi subentrarono invece per Palla di Neve. La piccina, cocciuta e viziatissima, molto affezionata alla mamma, sentiva come irrinunciabile il tepore del latte materno e non se ne voleva staccare per nulla al mondo. Si stupiva del rifiuto della mamma di allattarla, non riusciva a farsene una ragione e per questo non accettava altro tipo di cibo.

I padroni le preparavano latte caldo, porridge dolce d’avena, kasha di cereali, delizioso fieno di montagna, ma la piccina storceva il naso e volgeva il musetto dall’altra parte, offesissima : forse la sua mamma non le voleva più bene ? Nel suo minuscolo cervellino non riusciva capire alla gravità di quello che era successo a mamma e il fatto che Banbye era stata in pericolo di vita....Palla di Neve sfioriva a vista d’occhio, ormai era debolissima, ma non c’era verso di indurla a mangiare.

Passavano i giorni, ormai l’asinella stava morendo, la testina bassa, le poche volte che riusciva a reggersi sulle zampette, ma la maggior parte del giorno la passava sdraiata ai piedi dell’adorata mammina, a ragliare pietosamente. E Banbye piangeva, impotente.....le sue parole non riuscivano a convincere la sua cucciola ad accettare altro cibo.....provava a dirle che nel suo latte ora c’era il veleno, che ora era amaro, ma nulla da fare, appena poteva, la piccola annusava le sue mammelle e cercava di ciucciare e, se scacciata, sgroppava, scalciava, matta di rabbia, e fuggiva lontano nel prato. Banbye, col cuore pieno di tristezza, si stava ormai rassegnando a perderla...erano giorni che beveva solo acqua fresca, non aveva più forze né vigore.

Per fortuna il cielo volle che, non lontano dalla fattoria, ci fosse un allevamento di cavalli di razza. Le giumente avevano appena figliato e appena i puledrini si sentirono più sicuri sulla zampette andarono a fare della passeggiate nei prati vicini, per mostrare loro un po’ il mondo.

Accadde che, un pomeriggio, passasse di lì una delle cavalle più belle dell’allevamento : una splendida giumenta da riproduzione e da sella, dal collo forte e robusto, dalla coda e criniera folte, dallo splendido mantello bianco. Si chiamava Regina. Aveva appena partorito un piccino mingherlino e goffo, dal pelo cisposo e rigido, dalle lunghe zampe sproporzionate al corpicino, ancora insicuro nell’andatura ma già molto egoista e presuntuoso : Principino.

Quando Regina passò al trotto, e vide la misera scena di quell’asina che piangeva china sulla sua piccina, e ragliava da spezzare il cuore, la bella cavalla candida si fermò per chiederle quale fosse il motivo di tanta disperazione. Quando conobbe i fatti, s’impietosì e si offrì di allattare Palla di Neve : "Siamo cugine, il mio latte è identico al tuo, è molto abbondante, il mio puledro non ne soffrirà, non se ne accorgerà neppure...." e scrollò la testa con alterigia mista a pietà. Nei suoi occhi splendeva una luce di bontà.

Principino, che giocava poco distante, udì alcune frasi che richiamarono la sua attenzione, ed accorse vicino alla mamma. Palla di Neve, intanto, allo stremo delle forze, alzò le orecchiette e sporse il musetto, attendendo avida quel latte che le avrebbe potuto salvare la vita. Era pronta a succhiare da una nutrice che, generosamente, si offriva di aiutarla, anche se era solo una lontana cugina.

Il puledrino sbottò : "Questa è la mia mamma e nessuno me la tocca. La mamma è mia ed il suo latte è mio. E’ tutto mio perché lei vuole bene solo a me. Io sono piccino e devo crescere. Il suo latte è buono, e mi serve per venire grande, e non ne dò a nessuno. Se l’asinella sta morendo, si aggiusti, non mi interessa, la mia mamma e il suo latte sono SOLO PER ME". Eppoi, non sono gli asini i nostri cugini ingloriosi ? Non sono dei mezza-razza ? Non sono dei testoni ? Perché dovremmo salvarne uno, noi di purissima stirpe ? Magari anche l’asinella ha qualche malattia, mamma, è così malridotta........Ti potrebbe rovinare il latte o infettare le mammelle. E io sarei danneggiato."

Regina, seppur molto composta ed aristocratica, rabbrividì ad un discorso del genere : se lei era pronta a salvare una creatura, perché il suo piccino, per egoismo, le negava quella gioia ? Dopotutto lei non lo avrebbe privato di nulla......Aveva latte in abbondanza, anche per due o tre puledri, poiché il latte di mamma, più viene succhiato, più viene prodotto, a condizione che la giumenta beva molta acqua buona e abbia un’alimentazione sana, fresca e variata.

Principino era furibondo, scalciava e sgroppava come un forsennato. La mamma gli diede un sonoro scapaccione, un castigo per la sera ed iniziò ad avvicinarsi all’asinella denutrita. La piccola succhiò con voracità, ma Regina non la lasciò troppo tempo attaccata, perché poteva fare un’indigestione, essendosi disabituata al cibo.

La mamma, alla fine della poppata, cercò di spiegare a Principino che i loro rapporti non sarebbero cambiati, che stava salvando la vita all’asinella, ma il puledro non ne voleva sapere : era figlio unico, viziatissimo e gelosissimo. La sua saggia mamma decise che era meglio non infierire, ora, che il suo piccino stava soffrendo perché temeva di perderla, e decise di aspettare : il tempo avrebbe risolto tutti i problemi.

Palla di Neve, in brevissimo tempo, iniziò a rifiorire, col latte di Regina, ed un bel pomeriggio, davanti ad un pastone di verza ed avena che era stato portato a sua mamma Banbye, esclamò : "Zia regina, grazie per quello che  hai fatto per me, ma ora io sono grande, non ho più bisogno del tuo latte. Sento che la verdura mi piacerà....ed iniziò a sprofondare il musetto nella saporitissima pappa."

Regina e Principino, che nel frattempo era cresciuto, si era calmato, aveva capito la ragione di sua mamma e si vergognava per il suo comportamento geloso e possessivo, vennero spesso nel prato a trovare i cugini asini, ed i due puledri presto iniziarono a scoprire il piacere di trottare e giocare assieme. Nessuna gelosia avvelenò più la loro amicizia.

Regina fu felice come una Pasqua di aver salvato quella piccola, dolce asinella, che fu proclamata sua figlioccia. La vita le avrebbe sorriso, avrebbe galoppato con suo piccolo Principe nella praterie della Valle d’Aosta.....sarebbe diventata mamma ed avrebbe portato avanti la specie....

PS . Lo sapete, bambini, che molte specie di asini sono a rischio di estinzione ?

MORALE DELLA FAVOLA:

per far del bene agli altri non bisogna essere né egoisti, né razzisti.

 

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